giovedì 30 agosto 2007

Quo vadis baby?

Mi appoggio di peso a un'anta di vetro dell'armadietto.
"Mi si rivotla il sangue nelle vene se penso che le sue mani..."
"Te lo devo proprio dire, ogni volta che un uomo si avvicina a te mi fa una gran pena."
"Perchè?"
Reclina la testa di lato.
"Beh sembra che tu basti a te stessa.
Cioè fai di tutto perchè si pensi questo di te."
Mi risiedo al tavolo e accendo una Camel.
"Ti spiego una cosa Lucio. Un giorno chiamano a casa e sei tu a rispondere.
Una voce gentile non sa trovare le parole per dirti che tua sorella si è stretta al collo la cinghia della borsa.
Ti chiudi nella tua stanza e inveisci contro il destino che te l'ha strappata via come un braccio.
Ti senti mutilata, proprio così, mutilata.
Ma poi il tempo passa e te ne fai una ragione, anche se hai sempre un occhio rosso, lo vedi?
Merda, non guarisce mai..."
Il caffè gorgoglia nella macchinetta, mi alzo e lo verso nelle tazzine.
"C'era la casa piena di gente.
Tutti li a dirmi come fare, ognuno con la sua medicina, il suo sistemino, mia zia, i colleghi di mio padre, persino il droghiere."
"E tu?"
"Guardavo mio padre seduto in un angolo, sconvolto, disperato"
Dico agitando le braccia.
Spasimo mi afferra per un lembo del maglione.
"E tu?"
Vedo una macchia di caffè allargarsi sulla tovaglia.
"Giorgia"
Dice lui senza mollare la presa.
"Dove sta scritto che dobbiamo essere forti?"

"Quo Vadis baby?"
Grazia Verasani

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