martedì 13 ottobre 2009

Notti tranquille


Ieri notte dovevo conquistare una zona in mezzo a una foresta in cui c'era un teatro.
Degli uomini armati giravano all'esterno sorvegliando l'edificio, ma noi (io e gente che non ricordo), dall'alto di una collinetta, li stavamo osservando valutando quale fosse il miglior momento per intervenire.
Un mio collega senza motivo si alza facendosi vedere, la gente vicino al teatro inizia ad agitarsi e ad indicarci dal basso, così noi iniziamo a sparargli contro, ammazzandone qualcuno. (Avevo un Remington...)
La scena finisce e riprende quando noi siamo all'interno.
Siamo sul fondo del teatro, su uno dei balconi rivolti verso il palco, e sempre dall'alto, osserviamo i sopravvissuti alla sparatoria di poco prima.
Non sono pochi, e tra questi c'è mia sorella.
Non ricordo come, ma so che li abbiamo drogati e che ora nessuno di loro è completamente lucido.
Mia sorella avanza facendosi strada tra le poltrone del teatro urtandole e appoggiandosi ad esse per non crollare a terra.
Una sua amica, Daniela, è tra le persone che lavorano per me e si volta a guardarmi impietosita da quella scena, chiedendomi con lo sguardo di fare qualcosa.
Piuttosto scocciata, scosto la giacca e prendo da una tasca interna una siringa a cui subito dopo tolgo il cappuccio.
La do a Daniela, che mi guarda con aria sorpresa, quasi spaventata, ma io le faccio cenno di darsi una mossa e lei procede, avvicinandosi a mia sorella.
Una volta raggiunta le prende il braccio, ma continua a voltarsi per guardarmi.
Non me lo dice chiaramente ma capisco che non ha la minima idea di cosa stia per fare, e soprattutto, ha paura di un rimprovero per un eventuale errore.
Allora con aria scocciata penso qualcosa tipo: "Ma devo fare tutto io qua?!", le raggiungo, recupero la siringa, strattono il braccio di mia sorella, ancora barcollante, e lo trapasso con l'ago.
Fine.
Ben svegliata Ele!

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