giovedì 24 giugno 2010

Lettera al figlio che non avrò mai.



Ciao,
parlo al figlio che non avrò mai.
O meglio, ai figli che la mia generazione non avrà mai.
Noi, nati nell'era Esselunga, Ikea, TV private, cellulari, digitale terrestre, Facebook, YouTube e MySpace.
è una lettera che non vuole dire molto, se non che le cose non sono sempre state come ora.
C'è stato un tempo in cui la gente aveva un posto fisso, in cui se un uomo voleva uscire con una donna non poteva fare altro che sollevare la cornetta e sentire la sua voce.
C'è stato un tempo in cui nessun uomo di potere si sarebbe mai permesso di dire che musicisti e attori sono parassiti, e in cui l'arte veniva vista e riconosciuta per quella che era: il diamante al dito di un paese contraddittorio su cui si poteva dire molto. Ma che mai ti faceva venire voglia di rinnegarlo.
C'è stato un tempo in cui non si rischiava il lavoro a fare satira politica.
Un tempo in cui i figli guadagnavano più dei padri, e gli operai non votavano per il padrone.
C'è stato un tempo in cui le persone non si accontentavano di proteste virtuali, ma lo facevano in maniera diversa, nel mondo reale.
Non ci credere fortunati, perchè noi, i genitori che non avrai mai, siamo i primi che di queste cose abbiamo solo sentito parlare.

"Siete voi che potete cambiare le cose!"
"Se non avrete mai una famiglia è perchè non accettate i lavori più umili!"
Forse è così.
Forse è vero che è colpa nostra se non ci smuoviamo da qui, ma non ci siamo convinti da soli del fatto che potessimo fare quello per cui abbiamo studiato.
E nessuno prima di noi ha investito tanti anni e tanti soldi a studiare qualcosa che poi gli sarebbe piaciuto poter fare davvero nella vita.
Quindi scusa.
Scusa se non nascerai mai per colpa delle aspettative che ci siamo creati.
E se vogliamo essere onesti fino in fondo, scusa anche se siamo tutti disposti a gettare la spugna quando ormai è troppo tardi per pensare a te.
Se è vero che ogni azione ha delle conseguenze, il fatto che tu non nascerai mai è colpa nostra, così come è colpa dei nostri padri se ci siamo creati aspettative così grandi e così forti da rinunciare a te.
L'unica cosa che ci consola, forse, è che ne siamo consapevoli.
Però con noi nessuno si è mai scusato.

8 commenti:

:A: ha detto...

Ele.
Però.
Le priorità nella vita di una persona adulta devono essere chiare.
Se tu vuoi perseguire una carriera, allora non ci sono problemi a rinunciare a un figlio per perseguirla, se è il sogno di una vita (anche se bisogna sempre chiedersi se è ancora un sogno, o il sogno di un te stesso più giovane).

Se il desiderio di maternità è così preponderante, rinunci al resto.
A TUTTO il resto, e cerchi una professionalità (e magari una nazione) che te lo fa mantenere, 'sto figlio.

Magari rinsavire sul fatto che non possiamo essere tutti artisti, non possiamo essere tutti "speciali", aiuterebbe.

Il tuo discorso invece suona molto (anche se non è così, è così che suona) come: "Volevo tutto e non l'ho avuto, quindi non ho fatto niente".

La ele ha detto...

Il mio discorso suona come un: "Mi hanno convinto che potevo avere tutto, e non è così."
C'è una differenza sottile, ma che penso faccia la differenza.
Tempo fa ne abbiamo parlato io e te, e se non lo ricordi te lo ribadisco, questo non è il mio caso.
Ho pensato però potesse essere quello di una qualsiasi persona della mia età. Uomo o donna che sia.

La ele

:A: ha detto...

Tranquilla, parlavo solo di impressioni (vedi che ho scritto "Anche se non è così") e che non fosse il tuo caso ne ero sicuro.

Fondamentalmente però questa disillusione rispetto a quanto "promesso" è un qualcosa che se non si conquista generazionalmente si conquista individualmente.
Credo che i singoli individui della tua (ma anche della mia!) generazione si siano svegliati tardi, e forse per qualcuno è stato anche comodo così.

La ele ha detto...

Farei finire il discorso sul modo in cui viene gestita l'istruzione.
E parlo di licei e università, non di istruzione da parte della famiglia.
Solo che il discorso si farebbe lunghino.
Ne parliamo quando ci vediamo! :)

:A: ha detto...

Per mie esperienze di insegnamento, ho visto iniziare il dramma alle medie, non ho idea però di quanto sia peggiorata l'istruzione pubblica alle elementari.
Comunque i genitori sono responsabili: io come professore/insegnante posso dirti le cose giuste, posso essere carismatico o meno, ma i figli sono il prodotto sia dell'ambiente familiare che dell'ambiente scolastico. Soprattutto da bambini, in cui non fanno che replicare i comportamenti degli adulti (è da adolescenti che scatta il momento di contrasto con famiglia/genitori).

latte e sangue ha detto...

Scusa e mi dispiace veramente se ti ti offendi, ma è una delle cose più stupide che abbia mai letto.

elenA

La ele ha detto...

Figurati. Libero pensiero, libero commento.
Ma non obbligatorio.

La ele

latte e sangue ha detto...

Infatti non è obbligatorio lasciare un commento. Ogni tanto leggo/guardo il tuo blog, ma questo post mi ha sorpresa. E se ti interessa ti dico anche il perché.

elenA