giovedì 30 settembre 2010

Ricominciamo.


Non scrivo sul blog da un pezzo.
Esclusa qualche rara eccezione, è da parecchio tempo che questo spazio lo uso solo per mostrare quello che faccio.
Il motivo, detto in due parole, credo che lo si possa trovare nella mia crescente misantropia.
Detto questo, annuncio che tornerò di tanto in tanto a dire un paio di boiate, giusto per aggiornare più spesso, e magari per tenere i contatti con chi non ho modo di vedere o sentire in altro modo ogni giorno.
Parto ora, parlando del 2010, facendo il punto della situazione dall'ultima volta che ho scritto qualcosa in questo spazio.
Ieri su facebook ho detto che quest'anno me li ha veramente spappolati.
Il 2010 è iniziato piatto ed è andato peggiorando piano piano.
Prima con la rottura di un' amicizia vecchia una decina d'anni, poi con la nascita di progetti morti ancora prima di vedere la luce.
Per carità, meglio così che il contrario.
Trascinarsi dietro un peso morto rallenta di brutto, anche se non si è coscienti della cosa fino a quando non si ha un pugnale nella schiena.
Ma i pugnali si levano, e come diceva il mio amico Azzarello, certe cicatrici si possono portare con orgoglio, non fa differenza che siano state ottenute su un campo di battaglia o in una sala chirurgica.
Niente studio neanche quest'anno, la persona con cui avrei dovuto dividerlo si è tirata indietro sputtanando mesi di castelli in aria e qualche speranza.
Ma va bene anche così, basta avere le idee chiare. Nero su bianco, o viceversa.
Sto lavorando senza essere pagata (giusto per schivare ma non ignorare le polemiche varie...) a un paio di progetti.
Di uno dei due vado particolarmente fiera, dal momento che ho la massima libertà creativa sul lavoro che faccio, e dal momento che ho uno sceneggiatore un pò particolare, che sceneggiatore non è, ma che lavora comunque con le parole.
Un compromesso che ho accettato con un sorriso, tutto sommato.
Ma ve ne parlerò meglio in seguito, magari mostrandovi anche qualcosa nella speranza che vi piaccia.

Ci risentiamo tra un pò, che adesso ho una birra che mi aspetta.

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